L’impegno della cooperazione italiana accanto alla cooperazione internazionale per arginare il fenomeno migratorio, vede in prima fila realtà che operano nei paesi colpiti da guerre e povertà e cooperative attive in Italia nell’accoglienza e l’assistenza ai rifugiati e agli immigrati. Un impegno complesso e fortemente solidale sui due aspetti essenziali di un problema che è di drammatica attualità, oltre che – ed è giudizio comune – inarrestabile, a causa degli squilibri economici esistenti tra nord ricco e sud povero.

Per analizzare i fenomeni in atto, le attività della cooperazione nei paesi dove si generano i flussi migratori, nonché per raccogliere le principali esigenze che vengono da queste aree martoriate, Confcooperative Bologna ha organizzato il convegno “Al di là del Mare – cosa fanno le cooperative italiane per la cooperazione internazionale nei paesi dove nascono i flussi migratori”, in una strapiena Cappella Farnese di Palazzo d’Accursio.

L’evento ha ospitato le esperienze consolidate di CEFA Onlus (Ong bolognese creata dal sen. Giovanni Bersani e impegnata nella cooperazione internazionale per l’emancipazione e la formazione dei popoli), di Coopermondo (la Ong di Confcooperative e Federcasse), di Granarolo (leader nel settore zootecnico e caseario presente da tempo in Tanzania) ed Emil Banca, ma soprattutto ha raccolto l’appello accorato di Hamid Rafi Al-Khayali sindaco di Sebha, una delle città libiche più esposte alle migrazioni, dove sono transitate oltre 330.000 persone e dove sono presenti più di 65 tribù spesso in conflitto tra di loro e verso le quali è scarso il contrasto operato dalle forze dell’ordine esistenti.

“La cooperazione – ha esordito Daniele Passini presidente Confcooperative Bologna – è da sempre sinonimo di solidarietà e al di là del mare il nostro impegno è concentrato sull’attività di contrasto della povertà, sull’emancipazione delle popolazioni, sulla creazione di dignità, sviluppo economico e pace che creano condizioni di vita migliori e autonomia, spegnendo i fenomeni migratori regolari e clandestini, interrompendo l’attività criminale degli scafisti e le morti in mare. Attraverso Coopermondo, la realtà di Confcooperative impegnata nella cooperazione internazionale, e insieme a CEFA Onlus, Granarolo ed Emil Banca vogliamo fare evolvere le popolazioni del sud del mondo dando vita a condizioni di emancipazione, sviluppo e progresso che aiutino i migranti ‘a casa loro’, nei loro paesi”.

Per Marco Lombardo Assessore comunale alle Relazioni internazionali, Cooperazione internazionale, ONG, Lavoro, Attività produttive, “Bologna è il contesto ideale per confrontarsi sui temi migratori, perché è la città crocevia del dialogo interculturale, un aspetto – questo – voluto fortemente e realizzato da questa amministrazione con l’avvio di varie iniziative in Marocco e Libia”.

“L’esperienza di Granarolo in Tanzania – ha detto il presidente Gianpiero Calzolari– è un esempio di cooperazione internazionale di alto livello e di concreto successo. “Abbiamo dato vita ad una latteria sociale che riunisce 1.000 soci allevatori e dove confluiscono ogni giorno 30 quintali di latte che, una volta pastorizzato, viene distribuito a 24.000 bambini delle scuole del territorio oltre ad essere utilizzato per la produzione di formaggi. E’ un chiaro esempio di economia circolare che ha dato dignità agli allevatori di vari villaggi nella loro terra”.

Il progetto inclusivo di Emil Banca si è focalizzato in Ecuador, “dove abbiamo messo a disposizione la nostra esperienza coinvolgendo 12.000 donne singolarmente ed in cooperativa – afferma Matteo Passini vicedirettore di Emil Banca – per la coltivazione in piccole comunità di 20-30 diversi prodotti agricoli, che vengono commercializzati nei mercati dei villaggi o piccole città, con la creazione di una economia semplice in grado di restituire i prestiti ottenuti ed erogati a interessi molto calmierati. Abbiamo creato anche diversi caseifici, sempre in Ecuador, e un percorso di formazione di avvio di servizi in Togo. Creando dialogo, condivisione e sviluppo nei luoghi dove c’è povertà, la cooperazione esprime il livello più alto di solidarietà e vicinanza perché concretamente cambia la vita dei popoli in difficoltà”.

“La necessità di cambiare il proprio stato di vita è la motivazione primaria del fenomeno migratorio”, ha sottolineato Hamid Rafi Al-Khayali, sindaco di Sebha, città libica al centro del fenomeno e protagonista di una fase di profonda crisi che rispecchia la situazione di gran parte del paese nordafricano, anche in riferimento alle aree di confine con altri paesi, come la Nigeria. “In Libia – ha detto Hamid Rafi Al-Khayali – non c’è sicurezza e malgrado l’azione importante dell’Europa, abbiamo chiesto un supporto per controllare il territorio dove sono presenti tre eserciti, ma vi è carenza di protezione dalle oltre 65 tribù in conflitto perenne fra loro. Il contrasto al crimine, verso il quale siamo impreparati, non è l’unica emergenza. C’è bisogno di formazione, ma anche di lavoro e di moderna tecnologia per le aziende produttive. Solo con la creazione di lavoro, in particolare per le giovani generazioni, si controlla la necessità di migrazione dei popoli”.

Sui motivi che determinano le migrazioni dei popoli concorda anche Silvia Stlli portavoce dell’Associazione OnG Italiane: “la povertà è mancanza di diritti e per sfuggire alla povertà la migrazione è essenziale. E’ possibile però operare in Libia in sicurezza se il governo locale rispetta i diritti umani e se c’è un accordo con le OnG; questo rende realizzabile un intervento per lo sviluppo sociale e progettuale in un contesto complesso, dove gli ultimi accordi italiani hanno fatto diminuire i flussi migratori grazie alla Guardia Costiera libica che però ha lasciato le genti al loro destino nei centri di detenzione”.

Per Michela Mercuri docente di Geopolitica del Medio Oriente della società italiana per le Organizzazioni internazionali di Roma, “oggi la Libia è una somma di errori occidentali, tra i quali spicca ovviamente l’intervento militare del 2011 avvallato dall’ONU e dalla Francia di Sarkosy (che con Macron ha poi fatto autocritica sul tema), dopo la caduta di Gheddati e l’inizio della guerra civile. La Libia ha confini ‘porosi’, dai quali si infiltrano terroristi e jihadisti, e il recente accordo firmato dall’Italia non ha prodotto l’effetto sperato in quanto non ha avuto un seguito adeguato a causa di molte lacune. La drammatica perdita di reddito della popolazione (-75%) ha creato marginalizzazione e questo dà vigore alle organizzazioni terroristiche”.

Le conclusioni di Mons. Matteo Zuppi Arcivescovo di Bologna hanno rimarcato l’effetto positivo che “ognuno trae nell’affacciarsi al di là del mare, nell’occuparsi di chi sta vivendo la disperazione della guerra e la necessità di fuggire da essa e dalla povertà assoluta. Oggi gli arrivi sono diminuiti – ha sottolineato Mons. Zuppi – ma i morti no. Il futuro dell’Europa è strettamente correlato a quello dell’Africa: chi raggiunge le nostre coste ha vite e storie tremende, sanabili solo con l’accoglienza, l’aiuto, la solidarietà. Ma occorre agire in Africa con interventi economici capaci di creare sviluppo e benessere in questi paesi tormentati, mantenendo viva l’attenzione sul tessuto sociale ed i diritti umani anche con il prezioso supporto delle OnG. Le belle esperienze cooperative sono un modello realizzabile che cambia la vita delle persone in Africa, generando benessere, condivisione e pace anche in micro-contesti sociali. Esperienze vitali e umanamente coinvolgenti che uniscono le sponde del Mediterraneo in un progetto di comune umanità”.

In apertura di intervento, l’Arcivescovo aveva elogiato e ringraziato Confcooperative Bologna per l’iniziativa, nella quale “per la prima volta ho sentito parlare ‘del mondo’ e non, come spesso capita, del nostro orticello, dell’orizzonte limitato dalla realtà particolare di Bologna, come se fossimo al centro del mondo. Il mondo è altro e sta là fuori” aveva aggiunto Mons. Zuppi

(Fonte: Comunicato Stampa Centro Stampa Soc. Coop.)