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Camerun, potenziare la filiera del riso e la sanità locale

Dal 30 maggio al 6 giugno 2016, l’equipe di Coopermondo, composta dal direttore Danilo Salerno e dal project manager Luc Mbaha, ha effettuato una missione in Camerun. Due i temi principali su cui si è concentrato il lavoro: il rafforzamento della filiera del riso all’interno di un progetto settennale dell’International Fund for Agricolture Development (IFAD) delle Nazioni Unite e la partecipazione al primo Seminario di cooperazione di salute organizzato in Africa.
Il primo giorno, la missione è stata ricevuta dall’Ambasciatore d’Itala a Yaoundé, Samuela Isopi, che ha avuto modo di illustrare la presenza italiana nel Paese e gli impegni della cooperazione taliana e del settore privato nei processi di co-sviluppo del Camerun.
Per quanto riguarda la parte agricola, Silvano Saviolo, presidente della Associazione Risicoltori Piemontesi (aderente a Confcooperative Piemonte) ha accompagnato il team di Coopermondo per analizzare e proporre una strategia di intervento che si inserirà nel programma Commodity Value Chain Development Support Project (PADFA) che l’IFAD porta avanti dal 2011 nel paese.
A partire dai prossimi mesi Coopermondo, insieme alla Associazione Risicoltori Piemontesi, a Gestcooper e altre risorse di Confcooperative Piemonte e la Confcooperative Piemonte nord, si impegnerà ad assistere 7 cooperative camerunesi per la parte di rafforzamento organizzativo e produttivo, l’accesso al mercato e lo sviluppo di partnership con il sistema cooperativo piemontese.
Per quanto riguarda il settore sanitario, Coopermondo ha partecipato, il 30 e 31 maggio al primo Seminario di cooperazione di Salute organizzato dalla Conferenza Panafricana Cooperativa (CPC), un’organizzazione cooperativa che accompagna i paesi nei programmi di sviluppo cooperativo, nella capitale camerunese Yaoundé.
Durante la prima giornata di lavori, Coopermondo ha contributo al dibattito illustrando l’esperienza di FederazioneSanità Confcooperative (uno dei partner finanziatori del convegno) e il ruolo giocato dalla cooperazione all’interno del sistema sanitario nazionale italiano, offrendo un modello basato sull’integrazione e la multi-professionalità per l’elaborazione di una strategia in grado di fornire delle risposte concrete anche alle carenze presenti in alcuni sistemi sanitari africani.
L’incontro è stato presieduto dal Segretario Esecutivo del CPC, Ibrahima Ndour, dal Direttore Generale del Sommet International des Cooperatives Stéphane Bertrand, e dalla Direttrice Generale dell’Alleanza Cooperativa Internazionale – Regione Africa, Dr. Sifa Chiyoge. Inoltre, ha visto una partecipazione attiva delle istituzioni pubbliche, private e della società civile che ha permesso di ottenere un quadro verosimile della situazione sanitaria in Africa. In particolare è emerso che in Camerun, sede Centrale della CPC solo una percentuale minima della popolazione ha accesso alle cure ed ai servizi sanitari, spesso in modo iniquo. Si tratta di un’area del Continente dove ogni giorno si muore di malattie curabili per mancanza di medicinali, di assistenza, di materiali adeguati per le cure. Ciò avviene, però, innanzitutto a causa di un sistema sanitario che non garantisce possibilità di cure e servizi per le fasce di popolazione più deboli: anziani, donne sole, minori non accompagnati e, soprattutto, la vasta area di popolazione di giovani disoccupati sempre più esposti a minacce sanitarie.
Al termine dell’incontro si è ritenuto urgente riflettere su alcune domande esposte dai partecipanti: quale modello di cooperativa sanitaria bisogna adattare per le varie situazione illustrate (cooperative di medici, cooperative di servizi, cooperative miste)? In quali settori l’urgenza è più pressante (settore urbano/settore rurale)? Quale tipo di attività urge sviluppare (cure a domicilio, centri sanitari, farmacie)? Quale tipo di attori bisogna associare al progetto di ristrutturazione del sistema sanitario nei paesi africani e specialmente in Camerun?
Queste domande rivelano quanto sia urgente intervenire all’interno dei sistemi sanitari africani e soprattutto nel contesto camerunense, un Paese con grandi potenzialità di crescita socio-economica ma dove la salute di decine di milioni di persone è minacciata ogni giorno da una politica sanitaria incapace di soddisfare i bisogni di cure e di servizi medicali sempre più crescenti.