Colori Ritrovati

Poco prima di partire per la missione in Colombia, ricordo di aver avvertito la preoccupazione di non riuscire, nel poco tempo a disposizione, a entrare in sintonia con il luogo in cui avrei dovuto operare. A non poterlo intendere del tutto e farlo mio.

Temevo che le barriere fisiche imposte da due anni di lavoro a distanza e un’agenda fitta e stretta per gli impegni istituzionali rischiassero di ridurre al minimo l’essenza più intima del viaggio. La preziosa opportunità di potersi immergere nella grande umanità che bagna questo mare di foresta vergine dell’amazzonia colombiana.

Poi, al mio arrivo, durante una visita in un villaggio di montagna vicino a Mocoa, capoluogo del Putumayo, Claudia mi accoglie nel suo stand in occasione della fiera del chontaduro.

Si tratta di un frutto nativo e ancestrale estratto dalle chontas, le tipiche palme lunghe e strette che colorano di verde, rosso e giallo la regione amazzonica.

Claudia è la rappresentante dell’Associazione Asochon, formata da un gruppo di donne che hanno visto attraverso le crepe del conflitto armato un faro di resilienza e speranza nel commercio di questo frutto.  “Siamo una famiglia di donne impegnate nella produzione e nella trasformazione del chontaduro, somos chontadureras!” ripete Claudia con forza e orgoglio.

Mentre sforna empanadas, la donna mi spiega le modalità di produzione delle farine locali, delle conserve e dei succhi ottenuti dalla lavorazione di questo frutto colorato avvolto da un casco resistente. Mi spiega, inoltre, che l’associazione è nata con la volontà di creare un’alternativa alla coltivazione della coca, attività schiava di un sistema violento e criminale che negli anni ha dominato il territorio.

Nel rispetto dell’antica regola dell’ospitalità ancora vigente in queste terre, le braccia di Claudia si allungano fino a offrirmi alcune di quelle deliziose empanadas appena cotte. Sorridendomi, mi ricorda del suo prossimo impegno in Italia in occasione dell’intercambio promosso da Coopermondo per i beneficiari del progetto Co.Lo.Res., di cui Claudia fa parte.

Si confessa emozionata ma anche entusiasta per questo suo primo confronto con l’Italia e le cooperative italiane.

Dopo di che, i nostri sguardi complici si incrociano nell’ultimo sorriso prima di perdersi in un soffio di vento che la folla di bambini agita tra le strade impolverate e fumanti della fiera.

È attraverso la lente dell’ultimo saluto che scopro l’essenza dei legami sbocciati dalle bellezze di queste terre lontane, bagnate di ricordi e di dolori ancora freschi.

È anche l’ulteriore occasione per ricordarmi che il lavoro svolto sta andando nella giusta direzione. Il progetto Co.Lo.Res. ha seminato oramai due anni fa i primi chicchi di cooperazione dai quali stanno crescendo nuovi spazi di pace fondati sull’inclusione, l’equità di genere e l’armonia con questa terra.