La Corsa Africana verso gli obiettivi del Millennio

Sono trenta i paesi dell’Africa sub-sahariana che sembrano avere accelerato i loro progressiverso il conseguimento degli obiettivi di sviluppo del Millennio nel corso degli ultimi tre anni. E’ questo il dato più eclatante secondo la ricerca effettuata dalla ong ONE. Rwanda, Etiopia, Malawi, Ghana e Uganda sono tra i top performerdell’Africa sub-sahariana nell’edizione 2013 dell’indice di raggiungimento degli MDGs pubblicato mercoledì scorso.

 

 

L’indice, sviluppato dal policy director Ben Leo presso il Center for Global Development Thinktank, confronta i progressi osservati nei paesi su otto indicatori degli MDGs con le stime di quello che sarebbe necessario per il loro raggiungimento.Ai paesi sono assegnati punteggi per ogni target, con un punteggio complessivo di 8,0, un paese è sulla buona strada per raggiungere tutti gli obiettivi del millennio.

Ai paesi sono assegnati punteggi per ogni target, con un punteggio complessivo di 8,0, un paese è sulla buona strada per raggiungere tutti gli obiettivi del millennio.

 

Ecco i principali risultati dell’indice 2013rispetto all’edizione dello scorso anno.

 

  •  Le Maldive hanno superato la Cambogia come paese top-performing, sulla buona strada per raggiungere tutti gli obiettivi MDG fondamentali che compongono l’indice.Il punteggio della Cambogia è  sceso da 8,0 dello scorso anno a 7,0.

  • Dal 2010,49 paesi poveri hanno migliorato i loro punteggi complessivi, 17 sono diminuiti e 10 sono rimasti gli stessi. Ciò riflette “una tendenza generale di progresso accelerato, sia pure con sacche di  ritardo”, così si legge nel rapporto.

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  • Trenta paesi dell’Africa sub-sahariana sembrano aver avuto un progresso accelerato negli ultimi tre anni. Allo stesso tempo, alcuni paesi con popolazioni numerose, come la Nigeria e Repubblica Democratica del Congo, stanno fallendo in molti settori e rallentando i progressi regionali.

 

 Ma quanto sono attendibili i dati dell’indice di ONE? E’ il quotidiano inglese Guardian a mettere in evidenza le debolezze dell’indice. Si tratta di uno studio che si basa troppo sui dati nazionali e stranamente la sua sezione sulla metodologia è piena di avvertimenti e postille. Si parla di possibile “volatilità di anno in anno dei dati paese a causa di una varietà di fattori, come la qualità dei dati, i cicli di bilancio e di shock esogeni”.

 

“L’intervallo di tempo per la comunicazione dei dati in alcuni casi può variare di diversi anni, o anche di un decennio, questopuò limitare anche la precisione dei risultati. E’quindi difficile discernere chiaramente se le differenze di anno in anno siano guidati da cambiamenti di performance concreti, errore di misura o una combinazione dei due.” Sul post 2015 lo stesso Leo ammette che dovrà comunque essere perfezionata la capacità statistica soprattutto nella presa dei dati di partenza. 

 

 

Nel frattempo sul fronte ONU il gruppo ad alto livello istituito dal segretario generale Ban Ki-moon riporterà questa settimana sul futuro degli MDG e su cosa verrà dopo il 2015.

 

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